ETS2: cos’è, come funziona e cosa cambia per le imprese dal 2027
Dal 1° gennaio 2027 entra nella sua fase operativa il sistema più atteso — e più discusso — della politica climatica europea degli ultimi anni: l'ETS2, il nuovo mercato delle quote di emissione di CO₂ per edifici, trasporti su strada e piccola industria. Per le imprese che riscaldano i propri stabilimenti a gas o altri combustibili fossili, si tratta di un cambiamento strutturale: non un aumento temporaneo dei costi energetici, ma un prezzo permanente sulle emissioni, destinato a crescere nel tempo.
Capire come funziona ETS2, chi è coinvolto e quali sono le implicazioni economiche concrete è oggi una priorità per qualsiasi responsabile aziendale che gestisca costi energetici rilevanti.
Che cos'è ETS2 e da dove viene
L'ETS2 (sistema di scambio di quote di emissione di secondo livello) nasce dalla riforma della Direttiva europea 2003/87/CE, nell'ambito del pacchetto "Fit for 55" con cui l'Unione Europea punta a ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
L'EU ETS, il sistema originario, ha agito per quasi vent'anni sui grandi settori industriali e sulla generazione elettrica. Con l'ETS2, lo stesso meccanismo del "prezzo del carbonio" viene esteso anche ai comparti del riscaldamento degli edifici e dei carburanti per il trasporto stradale.
Si tratta di un sistema distinto e parallelo rispetto all'ETS tradizionale: ha un proprio mercato delle quote, proprie regole di stabilizzazione dei prezzi e una governance separata. Le quote ETS2 non sono intercambiabili con quelle dell'ETS originario.
In Italia, il recepimento è avvenuto con il D.Lgs. 147/2024, che ha modificato il D.Lgs. 47/2020, e il Comitato ETS2 — insediato presso il Ministero dell'Ambiente — è il soggetto nazionale incaricato dell'attuazione.
Chi sono i soggetti regolamentati: non le imprese direttamente, ma i fornitori
Questo è il punto che crea più confusione e che è essenziale comprendere per valutare correttamente l'impatto aziendale.
L'obbligo di acquisto dei permessi ricade sui fornitori di combustibili — non sui consumatori finali. Sono i distributori e i fornitori di gas naturale, benzina, gasolio e altri combustibili fossili a dover acquistare le quote per ogni tonnellata di CO₂ generata dalla combustione dei loro prodotti.
Il meccanismo funziona a monte della filiera: sono i fornitori di combustibili — non le imprese consumatrici — a dover acquistare una quota di emissione per ogni tonnellata di CO₂ prodotta dalla combustione dei prodotti che vendono. In pratica, chi distribuisce gas naturale, gasolio o altri combustibili fossili agli edifici e ai trasporti deve "coprire" con una quota ogni tonnellata di CO₂ che quei combustibili genereranno bruciando. Il costo viene poi trasferito a valle, sui prezzi finali pagati da imprese e famiglie.
La conseguenza pratica è immediata: i costi dell'ETS2 verranno presumibilmente trasferiti sui prezzi finali dei combustibili — sulle bollette del gas, sul gasolio per i generatori, sui carburanti aziendali. Per le imprese consumatrici, il canale di impatto è la bolletta, non un obbligo diretto di acquisto quote.
Un elemento strutturalmente diverso rispetto all'ETS tradizionale: nell'ETS2 non sono previste quote gratuite. Tutti gli operatori dovranno sostenere il costo pieno delle proprie emissioni.
La timeline: le fasi operative
Il sistema si è articolato in fasi progressive:
2024-2026 — Fase di monitoraggio
Dal 2024 al 2026 vige solo il monitoraggio delle emissioni: i soggetti regolamentati quantificano e comunicano annualmente le emissioni generate dai combustibili immessi in consumo, senza ancora l'obbligo di acquisto quote. Per le imprese, questa fase è già in corso e riguarda i fornitori di combustibili, non i clienti finali.
2027 — Fase di mercato operativa
Dal 2027 entra in vigore la fase di mercato: le quote vengono messe all'asta tramite piattaforma EEX per conto del GSE. La prima restituzione di quote è prevista entro il 31 maggio 2028, con riferimento alle emissioni dell'anno 2027.
Clausola di salvaguardia sul prezzo del gas
Il sistema è soggetto a uno slittamento di un anno qualora la Commissione Europea comunichi ufficialmente, entro il 15 luglio 2026, che nel semestre terminato il 30 giugno 2026 si siano verificate condizioni straordinarie per il livello dei prezzi del gas sul mercato TTF o del greggio Brent. A giugno 2026, questa verifica è ancora in corso: le imprese devono prepararsi allo scenario base del 2027, senza fare affidamento su un eventuale rinvio.
L'impatto economico: quanto costerà alle imprese
La domanda concreta che ogni CFO e Energy Manager si pone è questa: di quanto aumenteranno i costi? La risposta dipende dal prezzo delle quote, che sarà determinato dal mercato, ma le stime disponibili delineano uno scenario chiaro.
Sulla base delle proiezioni più recenti, un valore medio delle quote di 45 euro per tonnellata di CO₂ potrebbe tradursi in un aumento di circa 3 centesimi per kWh termico per il gas naturale utilizzato nel riscaldamento.
Le proiezioni più prudenti si attestano intorno a un prezzo iniziale di 45-60 euro per tonnellata. Quelle più conservative, elaborate da analisti come Citi, ipotizzano scenari più gravosi: secondo proiezioni di Citi, il costo annuo per l'economia italiana tra il 2027 e il 2030 oscillerà tra 18 e 30 miliardi di euro, con prezzi delle quote ETS2 tra 100 e 250 euro per tonnellata.
Per tradurre questi numeri in termini aziendali concreti: un capannone industriale di medie dimensioni riscaldato a gas naturale, con consumi annui nell'ordine di 50.000-100.000 mc, potrebbe vedere la propria bolletta del gas aumentare di diverse migliaia di euro all'anno già dal 2027, con un trend crescente nei anni successivi man mano che il cap sulle quote si riduce. Il numero totale di quote rilasciate nell'ETS2 sarà ridotto annualmente del 5,10% all'inizio del sistema e del 5,38% a partire dal 2028. Questo significa che il prezzo della CO₂ è strutturalmente destinato a salire nel tempo.
Il meccanismo di stabilizzazione: un limite al prezzo, non un'esenzione
Per contenere i rischi di volatilità eccessiva nelle fasi iniziali, il sistema prevede una Market Stability Reserve.
Sono previsti rilasci di quote aggiuntive quando i prezzi salgono troppo: 20 milioni di permessi se il prezzo supera 45 euro per tonnellata di CO₂ per due mesi consecutivi; 50 milioni se il prezzo resta oltre 1,5 volte la media per tre mesi; 150 milioni se triplica.
Il meccanismo è una protezione contro i picchi speculativi, non una garanzia sul livello dei prezzi nel medio termine. Le imprese non possono pianificare i propri costi futuri contando su un cap implicito al di sotto del quale il prezzo non scenderà: il mercato ETS2 è progettato per essere volatile e per inviare segnali di prezzo crescenti nel tempo, proprio per incentivare la transizione verso i combustibili non fossili.
Settori e consumi coinvolti
L'ETS2 copre un perimetro ampio di consumi aziendali:
Riscaldamento degli edifici non residenziali — qualsiasi stabilimento, capannone, magazzino, ufficio o struttura commerciale che utilizzi gas naturale, gasolio o altri combustibili fossili per il riscaldamento degli ambienti o per processi che avvengono nell'edificio.
Trasporto su strada — i carburanti acquistati per la flotta aziendale (benzina, gasolio), con ripercussioni dirette sui costi logistici e di trasporto.
Piccola industria non già coperta dall'ETS tradizionale — le imprese che non rientrano nei settori energivori già soggetti all'ETS1 (acciaio, cemento, raffinazione, generazione elettrica) ma che utilizzano combustibili fossili nei propri processi.
Il nuovo sistema cambierà il modo in cui operano i mercati dell'energia, dei carburanti e della logistica in tutta Europa. Per le imprese con supply chain dipendenti dal trasporto su gomma, l'impatto dell'ETS2 si estenderà indirettamente anche ai costi dei fornitori di logistica.
Perché non è razionale aspettare
Un errore comune è considerare l'ETS2 come un problema del 2027 da affrontare quando arriverà. Ci sono almeno tre ragioni per cui questo approccio è controproducente.
La prima è il tempo di ritorno degli investimenti: le misure più efficaci per ridurre l'esposizione all'ETS2 — efficientamento dell'involucro edilizio, sostituzione degli impianti di riscaldamento, installazione di fotovoltaico per ridurre i consumi di gas legati alla produzione — richiedono tempi di progettazione e realizzazione che spesso superano i 12-24 mesi. Chi inizia ora ha ancora accesso a un quadro incentivante favorevole (Iperammortamento, Bandi regionali) che compensa parte dei costi dell'investimento.
La seconda è la valorizzazione patrimoniale: gli edifici industriali con impianti fossili e basse prestazioni energetiche sono già oggi oggetto di valutazioni più conservative da parte dei mercati immobiliari, in anticipazione dei costi ETS2 e degli standard EPBD. Intervenire ora significa preservare il valore degli asset.
La terza è la pianificazione finanziaria: le aziende che investono più rapidamente nella decarbonizzazione degli edifici — attraverso l'efficienza energetica e le fonti rinnovabili — otterranno un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti che si troveranno a dover sostenere costi crescenti senza margine di manovra.
Cosa fare concretamente: le priorità operative
1. Quantificare l'esposizione attuale — Mappare i consumi di gas naturale e altri combustibili fossili per riscaldamento e processi aziendali. Questo dato, moltiplicato per il fattore di emissione del combustibile e per il prezzo stimato della quota, fornisce la stima del costo aggiuntivo annuo dal 2027.
2. Avviare la diagnosi energetica certificata — Strumento obbligatorio per accedere agli incentivi e indispensabile per identificare gli interventi con il miglior rapporto costo/riduzione emissioni.
3. Valutare la sostituzione degli impianti termici fossili — Pompe di calore, sistemi ibridi, impianti a biomassa certificata: ogni tecnologia ha profili di costo e di incentivazione diversi, da valutare caso per caso in funzione del profilo di consumo aziendale.
4. Integrare il fotovoltaico nella strategia di decarbonizzazione — La riduzione delle emissioni rilevante per l'ETS2 riguarda la combustione di fossili, ma elettrificare i processi e alimentarli con energia rinnovabile autoprodotta è la risposta strutturale più efficace.
5. Monitorare la clausola di salvaguardia — Entro il 15 luglio 2026 sarà chiaro se il sistema parte nel 2027 come previsto o se scatta il rinvio al 2028. Pianificare comunque per il 2027 è la scelta più prudente.
Conclusione
L'ETS2 non è una tassa: è un mercato. Come ogni mercato, premia chi si posiziona con anticipo e penalizza chi reagisce in ritardo. Per le imprese che dipendono da combustibili fossili per riscaldare i propri edifici e muovere le proprie flotte, il 2027 segna l'inizio di una nuova struttura permanente dei costi energetici — con un trend di crescita incorporato nel design del sistema.
La finestra per prepararsi con strumenti incentivati, tempi tecnici adeguati e pianificazione finanziaria ordinata è ancora aperta. Non lo sarà a lungo.
Fonti: Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, OCPI - "Il mercato europeo della CO₂: come funzionano ETS e CBAM", QualEnergia
Articoli correlati
HVAC e PPA come soluzione finanziaria strategica per complessi industriali
Fotovoltaico industriale in crescita, il domestico rallenta: cosa dicono i dati Terna
Dal terreno al progetto: le fasi dell’origination spiegate passo per passo
Vendere o affittare un terreno per il fotovoltaico: differenze, vantaggi e cosa considerare
Saturazione virtuale della rete elettrica: le nuove regole di connessione per IPP e utility scale
Chiller industriali: il raffrescamento dei processi produttivi alimentato da energia autoprodotta
Pensilina fotovoltaica: quali sono i permessi necessari
Diritto di superficie e fotovoltaico: perché non è un affitto (e cosa cambia per chi possiede un terreno)
Classificazione B-ROOF e fotovoltaico: cosa cambia in base al tipo di copertura