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28 Aprile 2026

Dove si possono installare impianti fotovoltaici a terra in Italia: normativa, aree idonee e opportunità di sviluppo

L’installazione di impianti fotovoltaici a terra in Italia è uno dei temi più rilevanti nel settore delle energie rinnovabili, soprattutto negli ultimi anni in cui la transizione energetica ha subito una forte accelerazione. Tuttavia, a differenza degli impianti su tetto, la realizzazione di grandi impianti a terra è soggetta a una normativa complessa e in continua evoluzione, che mira a bilanciare lo sviluppo delle rinnovabili con la tutela del territorio agricolo, paesaggistico e ambientale.

In questo contesto, comprendere dove è possibile installare impianti fotovoltaici a terra diventa fondamentale per investitori, aziende agricole e sviluppatori energetici.

Il quadro normativo italiano: cosa cambia per il fotovoltaico a terra

Negli ultimi anni la normativa italiana ha subito importanti modifiche per regolamentare l’installazione di impianti fotovoltaici a terra, soprattutto su terreni agricoli.

Un passaggio chiave è rappresentato dal cosiddetto Decreto Agricoltura 2024 (D.L. 63/2024 convertito in Legge 101/2024), che ha introdotto restrizioni significative. In particolare, il decreto ha stabilito che nelle aree agricole non è più consentita la realizzazione indiscriminata di nuovi impianti fotovoltaici a terra, salvo alcune eccezioni ben definite.

In pratica, oggi l’installazione in zone agricole è possibile solo in casi specifici, come:

  • interventi su impianti già esistenti (rifacimento o potenziamento senza aumento dell’area occupata)
  • utilizzo di aree già compromesse (cave dismesse, discariche chiuse, siti industriali abbandonati)
  • progetti legati a comunità energetiche rinnovabili o PNRR

Questa impostazione normativa ha un obiettivo preciso: ridurre il consumo di suolo agricolo produttivo, considerato una risorsa strategica per il Paese.

Le “aree idonee”: dove si possono davvero installare impianti a terra

Il concetto centrale introdotto dalla normativa recente è quello di “aree idonee”, definito dal Decreto Aree Idonee (DM 21 giugno 2024), che individua i territori in cui la realizzazione degli impianti è semplificata e favorita.

Le principali tipologie di aree idonee per impianti fotovoltaici a terra in Italia includono:

1. Aree industriali, artigianali e commerciali

Queste sono tra le zone più strategiche. Si tratta di superfici già compromesse dal punto di vista urbanistico e ambientale, dove l’installazione di impianti non sottrae spazio all’agricoltura.

In molti casi rientrano automaticamente tra le aree idonee anche i siti produttivi dismessi o parzialmente inutilizzati, che possono essere riconvertiti in parchi fotovoltaici.

2. Cave, miniere e siti industriali abbandonati

Le cave dismesse e le miniere non più operative rappresentano una delle destinazioni più importanti per il fotovoltaico a terra.

Secondo la normativa, queste aree sono considerate prioritarie perché già compromesse e non più utilizzate per attività produttive tradizionali.

Questo tipo di riconversione è particolarmente interessante perché consente di recuperare territori degradati senza impattare su suolo agricolo o naturale integro.

3. Discariche chiuse e terreni contaminati bonificati

Un’altra categoria fondamentale riguarda le discariche esaurite o i terreni bonificati.

Questi siti, spesso inutilizzabili per altre attività, vengono sempre più frequentemente destinati a impianti fotovoltaici a terra. Oltre a produrre energia, contribuiscono alla valorizzazione di aree altrimenti abbandonate.

4. Fasce di rispetto infrastrutturali

Una delle novità più importanti riguarda le aree vicine alle infrastrutture.

Il Decreto Aree Idonee identifica come potenzialmente idonee:

  • le aree entro circa 300 metri dalle autostrade
  • alcune zone limitrofe a ferrovie e infrastrutture energetiche

Queste superfici sono considerate strategiche perché già influenzate dalla presenza antropica e quindi meno vincolate dal punto di vista paesaggistico.

5. Aree agricole “degradate” o marginali

Non tutte le aree agricole sono escluse. Il fotovoltaico a terra può essere installato in alcune zone agricole considerate non produttive o marginali, come terreni abbandonati, scarsamente irrigati o con bassa resa agricola.

Tuttavia, la normativa è molto restrittiva e demanda alle Regioni l’individuazione puntuale delle superfici effettivamente utilizzabili.

Dove è vietato installare impianti fotovoltaici a terra

Accanto alle aree idonee, esiste un ampio elenco di zone in cui l’installazione è vietata o fortemente limitata.

In generale, non è possibile realizzare impianti fotovoltaici a terra in:

  • terreni agricoli produttivi (salvo eccezioni specifiche)
  • aree vincolate dal punto di vista paesaggistico e culturale
  • parchi naturali e zone protette
  • aree con elevato valore ambientale o storico

La normativa recente ha infatti rafforzato il principio della tutela del suolo agricolo, limitando fortemente la trasformazione di terreni produttivi in impianti energetici.

Il ruolo delle Regioni: una mappa non uniforme

Un elemento fondamentale da considerare è che in Italia la disciplina del fotovoltaico a terra non è completamente centralizzata.

Il Decreto Aree Idonee assegna infatti alle Regioni il compito di definire nel dettaglio le aree idonee e non idonee, entro un quadro nazionale di riferimento.

Questo significa che:

  • alcune regioni sono più permissive
  • altre adottano criteri più restrittivi
  • la disponibilità di aree varia sensibilmente sul territorio

Di conseguenza, lo stesso tipo di progetto può essere autorizzato in una regione e non in un’altra, rendendo il contesto normativo altamente frammentato.

Agrivoltaico: la nuova frontiera del fotovoltaico a terra

Un’alternativa sempre più rilevante è rappresentata dall’agrivoltaico, ovvero l’integrazione tra produzione agricola e produzione energetica.

In questo modello, i pannelli vengono installati in modo da consentire comunque la coltivazione del terreno sottostante o tra le file degli impianti.

Il legislatore sta incentivando fortemente questa soluzione, soprattutto attraverso fondi PNRR e misure dedicate, perché permette di:

  • mantenere la produzione agricola
  • aumentare la produzione di energia rinnovabile
  • ridurre il consumo di suolo

Questo approccio rappresenta uno dei compromessi più importanti tra esigenze energetiche e tutela del territorio.

Perché le regole sono così restrittive

Le limitazioni al fotovoltaico a terra in Italia derivano da una necessità precisa: evitare la competizione diretta tra energia e agricoltura.

Negli ultimi anni, infatti, si è registrato un aumento del valore dei terreni agricoli dovuto alla domanda da parte degli operatori energetici, con il rischio di ridurre la superficie agricola disponibile.

Il legislatore ha quindi scelto una strategia basata su tre principi:

  1. protezione del suolo agricolo produttivo
  2. riutilizzo di aree già compromesse
  3. sviluppo delle energie rinnovabili senza consumo di nuovo territorio

Conclusione: opportunità e limiti del fotovoltaico a terra in Italia

Installare impianti fotovoltaici a terra in Italia è possibile, ma oggi solo all’interno di un perimetro normativo molto preciso.

Le opportunità si concentrano soprattutto in:

  • aree industriali dismesse
  • cave e miniere non attive
  • discariche bonificate
  • fasce infrastrutturali
  • alcune aree agricole marginali

Al contrario, i terreni agricoli produttivi sono sempre più tutelati e difficilmente convertibili.

Il futuro del settore sarà quindi sempre più legato a due direttrici:

  • la riconversione di aree già utilizzate o degradate
  • lo sviluppo dell’agrivoltaico come modello ibrido sostenibile

In questo equilibrio tra produzione energetica e tutela del territorio si gioca una delle sfide più importanti della transizione energetica italiana nei prossimi anni.

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